Visualizzazione post con etichetta Me. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Me. Mostra tutti i post

mercoledì 29 gennaio 2014

E' di nuovo route!

I pensieri di oggi non sono da spiegare, sono da cantare.
E questa canzone li rende bene!

Viene il giorno in cui chiedi a te stesso dove voli 
viene il tempo in cui ti guardi e i tuoi sogni son caduti
E' il momento di rischiare di decidere da soli
non fermarsi e lottare per non essere abbattuti

   Spingerò i miei passi sulla strada
   passerò tra i rovi e l'erba alta
   la gioia m'ha trovato la pienezza
   non starò più seduto ad aspettare

Sulle spalle una mano che si spinge a trattenere
vuol fermare l'avventura ma ritorno a camminare
ho incontrato troppa gente che mi ha dato senza avere
voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare.

E' parola come vento tra le porte quella stretta
gli uni gli altri nell'amore non avere che un canto
questo tempo non ha niente da offrire a chi aspetta
prende tutto prende dentro sai fin dove non sai quanto.

Non è strada di chi parte e già vuole arrivare
non la strada dei sicuri dei sicuri di riuscire
non è fatta per chi è fermo  per chi non vuol cambiare
E' la strada di chi parte ed arriva per partire.

venerdì 30 agosto 2013

Report Cime

Pubblicati gli elenchi delle cime (e di qualche gita) degli ultimi 3 anni:

Appena riesco procedo a ritroso con gli anni precedenti.

martedì 13 agosto 2013

Ciao Aldo!

In ricordo di Aldo Bergamini
+10 agosto 2013, Cresta Rey, Monte Rosa
Aldo in cima all'Allalinhorn (4027m) nel maggio del 2009
Ciao Aldo, in tua compagnia ho scalato il mio primo 4000, il Gran Paradiso, nel lontano 2002. Con te ho anche salito il mio primo 4000 con gli sci, l'Allalinhorn.
Non ci si sentiva, ma ogni tanto capitava di riuscire a fare qualche gita insieme. Ed ogni gita scelta da te è sempre stata una garanzia di grandi soddisfazioni.

Mi piaceva come andavi in montagna: senza arroganza, con tranquillità. Nonostante raccontassi ogni volta di gite e di imprese, lo facevi con discrezione non per vantarti ma per condividere belle esperienze. Apprezzavo anche la prudenza, nelle gite fatte insieme non ti ho visto mai osare: le montagne restano lì, ci si può sempre ritornare.

Mi aveva colpito anche una tua particolare abitudine, una volta arivato su una cima, dopo aver guardatoil panorama fatto qualche foto di rito, ti raccoglievi un momento in ammirazione sulle note di Nada te turbe diffuse dall'altoparlante del telefono.

Nada te turbe, nada te espante
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante
sólo Dios basta.

Davvero la cima di un monte, raggiunta con fatica, è davver un luogo mistico: lì, vedendo le altre cime e le valli tutt'intorno si può davvero ammirare la bellezza del creato! E solo chi lo ha provato, almeno una volta, può davvero capirlo.

La punta Dufour (4634m) vista dalla punta Zumstein (4563m).
A destra, leggermente in secondo piano, la Nordend (4609m)
Ed ecco la punta Dufour, con l'evidente costola della Cresta Rey sulla sinistra, teatro della tua ultima ascensione. Chissà cosa è successo lassù su quelle rocce... Potrebbe essere una salita anche alla mia portata, sicuramente lo era per te! Il meteo era buono, c'era un po' di neve e ghiaccio, come ci sono a quelle quote...
Ma tu sapevi, come so io e come sa qualunque alpinista, che a volte la Montagna può essere traditrice: una roccia che si spacca, un sasso che cade, un velo di ghiaccio...

Ora avrai tutte le montagne del cielo da scalare, e le prossime volte che sarò su una qualche montagna saprò di non essere solo! Ciao Aldo.

Il post del fratello su Gulliver: https://www.gulliver.it/itinerari/dufour-punta-cresta-rey/2013/08/10/58750/
Le gite di Aldo (Abe): http://www.gulliver.it/glog/abe/
I '4000' saliti da Aldo: http://www.club4000.it/db_membri/elenco_vette.php?id_socio=303&lang=it
Relazione della gita, compiuta da altri il giorno seguente: http://www.on-ice.it/onice/viewtopic.php?t=16180

martedì 5 marzo 2013

'Equal' è diverso da 'Not Equal'

Scrivere 1024 volte:
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
...

Ecco! Davvero dovrei farlo!
Oggi ho appena aggiunto un 'Perla' alla già lunga lista delle vaccate lavorative. Dice il proverbio «chi non fa, non falla!», però ogni volta che capita, le balle girano lo stesso...

In pratica questo pomeriggio stavo lavorando con lo strumento di sincronizzazione dedicato al servizio cloud di  $Ufficio365. Uno strumento per popolare la directory remota recuperando gli utenti ed i gruppi locali. Beh, fin qui nulla di particolare, direi banale!

Ad un certo punto sorge la necessità, non sto qui a spiegare il perché, di evitare che un utente, un singolo utente non venga sincronizzato sul cloud. Banale. clickety-click-new filter-condition-finish Ecco, fatto! Lancio la sincronizzazione... synchronizing objects 100... 300... 750... 1320... 1923.. finish. Bene! Tutto a posto!
«Non accedo alla posta»
«Mi da credenziali errate!»
«Abbiamo problemi con la posta?»
DRIIIN «Scusa ma...»

mmmm... click-clok-clickety... accedi console... users... ahhhhhh... total users = 1... doh!

Controllatina al filtro, configurato perfettamente, tranne che ho impostato il filtro con una condizione di 'Not Equal' anziché 'Equal'... Risultato: anziché filtrare un utente su 2000 ne ho filtrati 1999 lasciandone uno solo! DOH!

Per fortuna il santo protettore dei sistemisti, Babbo Natale e Cthulhu messi insieme hanno guardato giù e rieseguendo una sincronizzazione (con il filtro corretto) tutti gli utenti sono stati ripristinati come per magilla!
Però ammetto di avere passato un brutto quarto d'ora, soprattutto durante l'attesa...


giovedì 23 agosto 2012

Hike!

ovvero Traversata Alta e Traversata Bassa delle Grigne in solitaria 

 
L’hike è un momento di avventura irrinunciabile. È un’occasione significativa per apprezzare il dono di un tempo per riflettere con se stessi e pregare individualmente, dominare le proprie paure, sentire il bisogno e scoprire la gioia dell’incontro con l’altro sulla strada. Viene vissuto in uno stile di severa essenzialità, sperimentando la dimensione di povertà. 

Questi giorni dopo ferragosto sono giorni difficili: la ripresa del lavoro dopo i campi scout, l'essere in città da solo con tutti gli amici, conoscenti e parenti in vacanza, il gran caldo che fiacca il morale... Qualsiasi cosa da fare pesa come non mai e le giornate scorrono inconcludenti.
Devo darci un taglio: faccio lo zaino e mi metto sulla strada.
Parto.

Cartina del percorso (ingrandibile)

La partenza e la notte

Mi metto in marcia dai Piani Resinelli che sono ormai le 20.15: il Sole è già tramontato ma è ancora molto chiaro. Seguo il sentiero per la cresta Cermenati. Fa caldo. Molto caldo. Sudo. Pausa, barretta, acqua. Riprendo il cammino. Pian piano salgo e pian piano diventa sempre più buio. Conosco il sentiero, so dove fare attenzione per non perdere la traccia ma la strada è sempre lunga. Compaiono le stelle, vorrei fermarmi a contemplarle ma non è ancora il momento: solo in cima sarà possibile!
Con la salita anche i cattivi pensieri restano a valle... "Terra di betulla, casa del castoro, là dove errando va il lupo ancor..." il canto, anche se solo sussurrato aiuta. La calma pian piano entra nel cuore. Si sale ancora: il sentiero è formato da pietre e sfasciumi di roccia chiara che nella poca luce risaltano sullo sfondo dei prati scuri circostanti. C'è ancora di strada, l'altimetro sancisce la dura realtà.
"Misericordias Domini in æternum cantabo" con il canto, la fatica si trasforma in preghiera. Tranquillità. Serenità. Un passo dopo l'altro. Ancora. Si sale.
Sono al canale, manca davvero poco ora. «Attento - mi ripeto - non devi abbassare la guardia. Ricordati che sei solo!». Non posso certo permettermi un passo falso. Fatica, fame, stanchezza. Come mi sembrano lontane ora le piccolezze e le menate di quando ero a casa in pianura... Questo è davvero vivere! Grazie Signore che mi dai la possibilità di essere qui!
Ecco le catene, ancora pochi passi e sono arrivato... ci sono, sono ancora una volta in cima alla Grignetta! Il luogo mi è familiare e mi dirigo verso il bivacco. C'è altra gente, avrei preferito essere solo, ma posso fare come se lo fossi: mi cambio, mi preparo un the, mangio qualcosa.




Lecco by Night Grigna Settentrionale e rifugio Brioschi
Grignetta: Croce di Vetta
Sotto di me il panorama delle città illuminate, sopra di me solo stelle, intorno niente altro. Non ho parole per descrivere quello che vedo e le emozioni che provo. Mi metto a far foto. Con calma. Lunghe esposizioni. Intanto intorno a me svolazzano degli uccelli dal volo silenziosissimo: gufi? altri rapaci notturni?

Grignetta: bivacco Bruno Ferrario

Mi preparo per la notte: nel bivacco sono già in quattro, anche se c'è posto dormo all'aperto. Mi sistemo su un piccolo spiazzo, riparato dal vento da nord, ai piedi della croce di vetta. Saccopiuma e metallina per ripararmi dall'umidità della notte. Non fa freddo. Sistemo lo zaino e mi infilo nel sacco.
 

L'alba

Alle 6.00 sono già sveglio, il sole non è ancora sorto. Ho tutto il tempo di fare qualche foto, sistemare il sacco a pelo e fare colazione nell'attesa dell'alba.

Luci prima dell'alba...
Una leggera brezza rinfresca l'aria. Intorno a me, sotto di me, un mare di nubi avvolge la pianura. Pace. Silenzio. I raggi di sole compaiono quasi all'improvviso e colorano il mondo circostante. La luce è abbagliante. Mi sento vivo come non mai.




Il silenzio è assordante: solo ronzio di mosche, ogni tanto il vento porta qualche abbaiare di cane lontano o i suoni dei campanacci delle mucche giù in valle. Guardo la vetta delle Grigna Settentrionale, il Grignone, con il rifugio Brioschi, proprio sulla cima. È lì, al sole, sembra vicinissimo. Non ho fretta di partire, mi godo il fresco e la tranquillità.
Aveva ragione quel tale che diceva che «Non hai mai scalato veramente una montagna se non ci hai dormito in cima». Le emozioni non possono essere scritte a parole: non c'è che da provare!
Guardo ancora il percorso della Traversata Alta, rileggo ancora una volta la relazione dell'itinerario. Ho un po' di timore nell'abbandonare il terreno conosciuto ed avventurarmi verso un percorso mai fatto. Da solo. 

Ho sempre vissuto la montagna in compagnia. Perché condividere le esperienze è bello, ma anche per questioni di sicurezza: essere soli amplifica le conseguenze di un qualsiasi incidente, anche se banale.
Questa volta però voglio sperimentare davvero la montagna in solitaria. Una coppia che ha dormito nel bivacco mi chiede indicazioni sull'itinerario della Traversata Alta, anche loro vogliono fare quel percorso. Ecco, sapere che ci sarà qualcuno dietro di me, scaccia le ultime paure, chiudo lo zaino, stringo gli scarponi e parto.

La Traversata Alta

L'inizio e a dir poco brutale: una catena che pende su un versante che precipita apparentemente in verticale. Iniziando la discesa poi si trovano tutti gli appigli e gli appoggi. Attenzione. In caso di incidente non c'è nessuno che mi possa aiutare. Concentrazione. Calma. "In manus tuas, Pater, commendo spiritum meum" Ancora una volta cantare, anche solo mentalmente, aiuta la concentrazione. Si scende. Attenzione alle catene. Ok, bene, qui la catena se la potevano risparmiare. Ma perché invece qui non c'è? Calma. Un passo. Poi un altro. Le punte degli scarponi si aggrappano saldamente anche alle tacchette di roccia. Sento il corpo obbedire fedelmente, la mente è libera.


 Primo tratto di sentiero (sinistra) e canaloni della grignetta (destra)

Ora si prosegue su sentiero, ora è facile, ma intanto nebbie salgono da valle: presto avvolgeranno tutto. Ed intanto riprendono le catene, questa volta in salita: sono arrivato allo scudo Tremare. La roccia qui è meno buona, ci sono sfasciumi e si muove un po' tutto. Dietro di me ci sono due ragazzi: mi avevano sorpassato poco prima e li avevo visti prendere decisi il bivio per il rifugio Rosalba, se ora sono qui avevano decisamente sbagliato a leggere le indicazioni. Non mi danno grande affidamento. Li sento parlare, uno di loro racconta di aver già tentato la traversata e di essersi perso. Li sento smuovere continuamente sassi, devono stare più attenti! Ed io devo tenerli dietro di me se non voglio ricevere qualcosa in testa.

Ci sono lunghi tratti di facile e divertente arrampicata. Ora salgo in scioltezza, come quando arrampico da primo: questa volta mi sembra di essere capocordata di un compagno invisibile. Continuo a salire senza fretta, scegliendo il percorso, le prese, gli appigli e gli appoggi, molto spesso senza toccare nemmeno la catena.
Ormai sono nelle nuvole, non fa caldo ma l'umidità è opprimente. Sudo. Sudore negli occhi. Pausa. I due ragazzi mi sorpassano e proseguono. Barretta. Acqua. Riparto. Ancora un po' di arrampicata e sono sulla cresta. Finalmente un po' di brezza.
Sono di nuovo solo. Solo, ma con me sento anche Francesco. Anche lui amava la montagna, così tanto da rimanerci per sempre su. Da quell'estate del '99 sul Monte Rosa, tante volte, in ogni difficile ascensione o davanti a panorami mozzafiato mi torna in mente il suo sorriso.


Percorso iniziale della traversata (sinistra) e rocce nella nebbia (destra)
Le nebbie si diradano. Ecco il rifugio, ecco la meta! C'è ancora delle strada da fare, il rifugio è in alto. La stanchezza è tanta, ma ormai e tutto solo sentiero. Tiro fuori i bastoni. Ho sete. Berrò in cima. Ho fame. In cima! Un passo. Poi un altro. Sono in vetta.
 

In vetta al Grignone

Dio mio, che panorama! Ancora una volta resto a bocca aperta di fronte alle alpi. Nonostaste l'aria umida, l'orizzonte è ampio.Un rapido sguardo all'orologio: circa tre ore, comprese le soste, per tutta la traversata, bene sono in orario! Posso mettermi a fare foto con calma.

La Grignetta emerge dalle nuvole, lontana

Paorama verso sud, verso la pianura (si vede ancora la Grignetta)
Ancora qualche foto... cerco di vedere il percorso fatto, ma è tutto coperto dalle nuvole: solo si vede la cima della Grignetta spuntare dalle nubi, lontana, molto lontana.

Altre foto dalla vetta della Grigna Settentrionale
Un boccone, due sorsi d'acqua, mi studio l'itinerario. Da qui ai Piani Resinelli dove ho la macchina mancano ancora altre 3 ore se non 3 ore e mezza! Ancora una fetta di salame, un altro sorso d'acqua: zaino in spalla e in marcia!

Il ritorno per la Traversata Bassa

Forza c'è ancora molta strada da fare. Passo veloce per sfruttare la discesa, non troppo veloce per non stancarsi troppo in fretta. Attenzione. Sasso. Salto. Ghiaia. Salto. Sasso. Passo elastico, reattivo, come si impara dopo tanti anni in montagna. Via che si scende. Un occhio all'altimetro, il Pialeral è ancora tanto in basso: dai 2420 della vetta devo arrivare a meno di 1400. Il caldo aumenta. In mezzo ai pascoli tra l'una e le due non c'è molta aria ed il Sole picchia. Le baite del Pialeral sono in vista, c'è ancora strada da fare. Pausa! Forza.
Ancora via di corsa in discesa: mi sembra che anche i piedi abbiano gli occhi, sempre precisi nel posto giusto, sempre pronti a riprendere l'equilibrio quando il terreno si smuove. Quasi come una danza. Il tempo è relativo:  nei tratti più delicati sembra che il tempo rallenti, tra un passo e l'altro ho il tempo di scegliere dove mettere il passo successivo e mi sembra di fare i movimenti al rallentatore, ma sto correndo!
Il caldo aumenta ancora. Sto anche finendo l'acqua. Mi resta meno di mezzo litro. Serve una fontana. Laggiù c'è quella che sembra un'area pic-nic: lì ci deve essere.
Infatti. Fresca, gustosa, dissetante... ci voleva. Tolgo la maglietta e mi lavo! Chi da per scontato che quando ha bisogno di acqua basta aprire il rubinetto non può capire la soddisfazione di arrivare alla fonte affaticati, assetati ed accaldati.
Proseguo. Il sentiero che mi riporterà ai Piani Resinelli, la Traversata Bassa, si inoltra in uno splendido e fitto bosco. Fa fresco finalmente. Il sentiero è però tutto in saliscendi: in ogni tratto in discesa le gambe sono più dure del precedente, ogni tratto in salita lo affronto sempre più lentamente. La stanchezza aumenta.

La grignetta: dal canalone e dall'alpe Mus'cera

Si vede in fondo una grande stalla, dovrò passare lì vicino: ma perché sembra non avvicinarsi mai? Fatica. Voglia di fermarmi e riposare. Non si può devo tornare. Sono stanco. Ora non penso più, solo un passo dopo l'altro. Ecco gli alpeggi, ecco di nuovo la Grignetta, ecco la grande stalla, ecco le indicazioni "Resinelli 40 minuti". 40 minuti? Ancora?!?! Il sentiero diventa una larga strada in terra, un polverosissima strada sterrata. C'è tanta gente, la vedo arrivare con sedie sottobraccio, borse frigo e infradito: tutti che vengono qui a fare il picnic.
Asfalto! Le mie ginocchia stanche se ne accorgono subito. Ma posso solo fare finta niente, ormai manca talmente poco... Ecco il grande parcheggio, ecco la macchina: sono arrivato!

Note sull'itinerario

Riferimenti: Guida dei Monti d'Italia, volume 'Le Grigne'
Cartografia: Kompass n.105 (con i limiti e le imprecisioni consuete di tali carte)

giovedì 21 giugno 2012

Ricordi di Maturità

Leggendo questo post, mi sono tornati alla mente un po' di ricordi risalenti a 5, 10, 15 anni fa (un bel po'... già, ormai sono vecchio...).

Siamo a giugno 1997: finalmente riesco ad arrivare all'esame di maturità, agognata conclusione dei sudati anni passati nelle aule del liceo scientifico della mia città.
Il percorso è stato piuttosto travagliato, bocciatura in prima, in seconda latino e matematica da riparare (allora c'erano ancora gli esami a settembre), triennio poi in crescendo, ma sempre restando in quella fascia grigia a cavallo della sufficienza. L'anno della quinta però era stato di qualche soddisfazione, gli argomenti erano interessanti, finalmente avevo trovato un discreto ritmo nello studio ma soprattutto la maturità non mi spaventava. Ma torniamo quindi all'esame.

Prima giornata: il tema di italiano

Non ricordo nulla di particolare, nessuna traccia mi intrigava particolarmente, mi sono dimenticato persino che argomento avevo scelto. Ricordo solo di aver scritto quanto bastava per  dire ho fatto quel che dovevo fare.

Seconda giornata: la prova di matematica

Qui iniziano le difficoltà. Conoscevo i miei limiti e sapevo bene di avere un ottimo intuito ma molte meno capacità nel calcolo e nei passaggi matematici successivi (in pratica, perché devo fare a mano cose che un PC fa perfettamente e velocemente :-P ) quindi avevo fatto subito gli esercizi più facili e poi mi ero concentrato sul problema più complesso. Si trattava di un problema che richiedeva un disegno molto complicato e piuttosto delicato: un errore in quella fase avrebbe compromesso completamente l'intera prova (se volete vedere il testo, lo trovare qui).
Beh, con un po' di pazienza faccio il mio bel disegno e poi mi metto a fare tutti i calcoli. Intorno a me comincio a vedere i miei compagni in difficoltà, ma non ci faccio troppo caso e continuo a lavorare. Dopo un po' di tempo la commissione (allora era tutta esterna alla scuola, con un solo docente interno) comincia a girare e si rende conto della situazione: quasi tutti hanno cannato in pieno il disegno e sono in alto mare. Pochi, pochissimi hanno fatto giusto il disegno: la prima della classe, una o due altre persone ed, incredibilmente, il sottoscritto.
A quel punto prendono la decisione infausta di dare a tutti la soluzione del disegno, spiegando che avrebbero considerata valida solo la parte successiva! Ma come??? E io che l'ho già fatto? Perché non avete controllato chi aveva già fatto l'esercizio?

Terza giornata: l'orale

Allora funzionava che si portava una materia a scelta e un'altra veniva assegnata dalla commissione. Generalmente la seconda materia era più o meno "concordata" in quanto il membro interno faceva avere alla commissione la "preferenza" di ciascuno e faceva in modo che fosse una delle materie con il voto migliore... Ogni tanto capitava qualche sopresa, ma erano piuttosto rare.
Io avevo scelto di portare fisica e avevo fatto in modo di farmi assegnare storia. E questo almeno è andato così.
Al momento dell'orale, prima di interrogarmi, la commissione presenta i risultati degli scritti (un bel modo per cominciare): il tema niente di che, non ricordo il voto, ma credo che si aggirasse tra il 6 e il 6 1/2.
Poi tirano fuori il compito di matematica: il disegno era perfetto (ma tanto non conta, hanno detto a tutti come andava fatto) ma nei passaggi di calcolo c'era un errore stupido alla *seconda* riga che annullava tutto l'esercizio. Non so che voto avessi preso ma credo che un 4 sarebbe potuto già essere un buon voto.
Con queste premesse iniziano ad interrogarmi e la prima domanda di storia riguarda la rivoluzione americana. Nel programma era stata affrontata "in riassunto" (una paginetta in tutto). Io faccio notare la cosa e racconto la cosa in breve. Il commissario a quel punto incalza e chiede più dettagli, più approfondimenti ed io inizio a vacillare, inanellando banalità e luoghi comuni una dietro l'altra, e lui insiste ancora. Alla fine desiste, mi fa qualche altra domanda senza storia e poi si passa a fisica.
L'insegnante di matematica (una zitella inacidita) comincia a chiedermi solo formule, una dopo l'altra. Ho sempre odiato i professori che trasformano la fisica, fatta di concetti, di grandezze, di spiegazioni della realtà in mera matematica da imparare a memoria, ma comunque lì ero preparato e così per ogni formula comincio anche a spiegare le variabili in gioco, come funzionano le cose ecc... questa mi ferma e mi chiede le dimostrazioni delle formule. Beh, ero preparato anche su quello ed inizio a spiegarla a parole. Mi ferma ancora, a quel punto, seccata, mi porge carta e penna e mi impone scrivere tutti i passaggi matematici. Credo sia comparso il terrore nei miei occhi, non le importava nulla delle mie spiegazioni, le importava solo della matematica. Da quel momento il mio scopo è stato finire quella tortura. Se avessi potuto pagare per farlo finire lì, lo avrei fatto. Invece no, quella insiste. Non le basta avermi messo in difficoltà, aver capito che sapevo tante cose ma NON i passaggi delle dimostrazioni a memoria. Non so quanto sia andata avanti quell'agonia ma nei miei ricordi è stata lunghissima.

Conclusione

Il giorno dopo l'orale sono partito per dieci giorni di cammino in montagna (Alta Via n.2 della Val d'Aosta) e ho scoperto i risultati per telefono: 38/60.
La sufficienza era 36/60, risultato raggiunto e liceo finito! YEAH!

lunedì 18 giugno 2012

Roccia: Placche di Oriana

Dopo tanto tempo, ecco che si riprende ad arrampicare "sul serio". Oddio, si tratta di gradi facili facili, ma per me (scarso come sono) mi danno lo stesso grande soddisfazione. Da ormai qualche anno non mi capitava che di arrampicare una, massimo due, volte l'anno... La difficoltà a riprendere, più che tecnica, è soprattutto mentale: quanta fatica a convincere il cervello che sì, la scarpetta  su quella tacca "tiene", che quel maniglione che manca non serve, che bisogna liberare la mente, che la corda tiene, che...

Meta: Placche di Oriana, valle di Champorcher.
Via: Spigolo Verde, 4c (4a obblig.)

L'arrampicata è divertente, mai difficile, ma mai banale.
Una delle soste della via
La via è stata tirata sempre da $M mentre io e $D siamo stati sempre secondi. Questo mi ha permesso, una volta tanto, di riuscire a fare qualche foto durante la salita.
Lo spigolo aereo del quarto tiro (in alto, contro il cielo spunta la testa di $M)
La parete, vista dalla via

I tiri centrali sono molto belli, a tratti molto aerei ma mai troppo impegnativi.

La discesa si effettua tramite un comodo sentiero, tutto nel bosco, con ampi scorci panoramici sulla valle principale.

Al termine, non paghi, ci siamo fermati nel settore Bimbo Climb: divertenti e facili monotiri sui quali mi sono divertito ad andare da primo. Niente di trascendentale, ma molto utili per riprendere un po' più di confidenza con il mondo verticale!

Andando a memoria dovrei aver fatto: Cucciolo (3+), Alexandra (5), Dotto (5) e Titus o Micky Mouse (5+).

L'ultimo monotiro è stato il più interessante, era sufficientemente difficile da richiedere concentrazione e tutto l'impegno necessario ma non troppo da lasciar perdere. Un amico in questi casi parla di "discrepanza ottimale" ovvero quella giusta difficoltà che serve per sia per migliorare che per divertirsi.
Quello che più mi ha dato soddisfazione è stato il rendermi conto che piano piano sto riuscendo a riprendere confidenza con il vuoto e l'altezza, che i movimenti diventano più sciolti e meno tesi, insomma, che sto reimparando ad arrampicare!!! :-)

Relazione della via: http://panepera.altervista.org/Spigolo_verde_relazione.htm
Elenco dei monotiri su BimboClimb: http://www.scentofrock.com/index.php/climb/13-valledaosta/30-bard?showall=&start=5

lunedì 11 giugno 2012

Full!

Se dovessi stare a guardare tutte le cose che ho da fare (tra casa, lavoro ed altro), dovrei rimanere sveglio 24 ore al giorno fino al prossimo weekend. Ce la farò a trovare una soluzione alternativa?

giovedì 24 maggio 2012

Ma oggi...

...non è venerdì??No?!?! Non lo è???? Perché sono stanco come se lo fosse!
Sarà per colpa di questa settimana? ;-)



venerdì 30 marzo 2012

Bene. Si comincia!

Ci siamo: un altro blog nasce nella rete.
Dopo tanto leggere, adesso mi metto anche scrivere!
La voglia nasce dalla regolare lettura dei blog (che ho inserito nei preferiti qui a fianco... ) e dal desiderio di dire la mia, di raccontare le disavventure lavorative e le avventure della vita.

Panorama dal Monte Lema (canton Ticino, CH)