mercoledì 27 agosto 2014
lunedì 18 agosto 2014
Una Route per la Route Nazionale: Val Cavargna e monti Lariani
Questa primavera mi sono trovato a dover dare una mano al Clan per la preparazione del percorso della Route di quest'estate; percorso particolare perché sarebbe dovuto essere percorso da circa 50 ragazzi nella cornice delle attività per la Route Nazionale 2014. Condivido quindi le relazioni e il materiale utilizzato affinché magari possa servire ad altri.
Ho percorso interamente gli itinerari descritti, in due weekend separati: ad inizio maggio (da qui le foto con la neve) e metà giugno.
Alpe Nesdale: Alpeggio con pascoli intorno. Possibilità di bivacco (servizi e cucina) e spazio per tende. Contatti per ‘Baita Nesdale’ (10 posti letto, servizi, cucina, prezzo €10 a persona): uffici comunali di Plesio 034437065, oppure Andrea 3284666998 oppure Massimo 3397278930. Prenotare almeno 5 giorni prima.
San Amate(1623m): Piccola cappella con portico. Spazio per tende in abbondanza. Fontana nelle immediate vicinanze. Può essere il punto di partenza per le escursioni al monte Bregagno e/o al monte Grona.
Molto panoramico, possibile che sia ventoso, essendo in cresta.
Rifugio La Canua (1520m): Rifugio dell’Organizzazione Mato Grosso, sito nei pressi dell’alpe Sumèro. Rifugio in muratura, acqua, spazio per tende. Contatti: 3358097897, info@rifugiocanua.it
San Domenico (1140m): Chiesetta con spazi nei pressi. Gli spazi all’intorno ci sono ma non è chiaro se siano spazi demaniali oppure privati. Acqua al centro del gruppo di baite (5min)
San Bernardo (1105m): Chiesetta con spazi nei pressi. Chiesetta con piccolo portico. Ampi spazi per tende (buona parte in piano. Acqua e due tavoli picnic nei pressi.Panoramico.
http://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=2097
Riferimenti compagnia: http://www.asfautolinee.it/lineeeorari/orariolineeinpdf/extraurbanalago.aspx.
Download relazione completa in formato pdf.
Download cartografia dell'itinerario.
Ho percorso interamente gli itinerari descritti, in due weekend separati: ad inizio maggio (da qui le foto con la neve) e metà giugno.
Nota per i non-scout: per "Route" si intende un trekking di alcuni giorni, percorso generalmente in totale autonomia (quindi con tende e cibo in spalla). Le tratte sono generalmente più brevi dei "normali" trekking per lasciare tempo anche ad altre attività tipiche dello scautismo (vedi).
Itinerario
L’itinerario si sviluppa tra la Val Cavargna e le pendici del monte Bregagno. Si percorre parte del Sentiero delle quattro valli (link) ed un tratto dell’Alta Via dei monti Lariani (link) con qualche deviazione.
Sono possibili due cime: il Monte Bregagno (2107m) salita su prati, senza difficoltà tecniche e molto panoramica, ed il Monte Grona (1736m).
Si traversa quindi la valle e si segue il sentiero che si inerpica dapprima dolcemente, poi molto più decisamente sul versante occidentale del monte Bregagno, in direzione Alpe Nesdale. Salendo di quota i boschi lasciano spazio ai prati, la salita diventa meno ripida ed i panorami si aprono. Si giunge infine, in 1 ora e 30 dall’alpe Pisanera (3.20/3.30 ore dalla partenza) all’alpe Nesdale (1612m, Foto 13). Qui è possibile eventualmente pernottare, piuttosto che proseguire fino a San Amate (consigliato in caso di temporali). Dall’alpe Nesdale a S.Amate (1623m, Foto 14), punto tappa della giornata, è un breve tratto quasi pianeggiante (30min, 3.50/4 ore dalla partenza).
Tappa 1: San Bartolomeo Cavargna > Malè (Madonna della Salute)
Tempo di percorrenza: 1 ora e 30 minuti
Dislivello: 400m in salita, 150m in discesa
Note: le indicazioni dei sentieri (destinazioni, tempi, segnavia) non sono molto evidenti.
Dalla piazza prendere la via lastricata in leggera salita (verso destra rispetto alla piazza, Foto 1) e percorrerla fino alla chiesetta di XXX. Al tornante, non prendere la strada principale che sale (via panoramica) ma stare bassi a destra del tornante (grande freccia sul muro della casa, Foto 2).
![]() |
| Foto 1 - Inizio del percorso (stradina sulla sinistra) |
![]() |
| Foto 2 - Inizio del percorso a San Bartolomeo |
Proseguire per la strada asfaltata fino al bivio per Oggia e per Costa (20 minuti, Foto 3); tenete la sinistra in direzione Costa. Arrivati alle baite di Costa, tra le case, c’è una curva a gomito verso sinistra e poco dopo una fontana: subito dopo la fontana (e prima di arrivare al termine della strada, dove c’è un piccolo parcheggio e una sbarra) risalite una decina di metri nel prato e seguite la traccia di sentiero verso destra passando davanti alle case. Subito dopo le case vedrete un grande albero con il cartello rosso/bianco/rosso del sentiero 3/barrato (Foto 4).
![]() |
| Foto 3 - Bivio per la frazione di Costa |
![]() |
| Foto 4 - L’inizio del sentiero a Costa (notare il minuscolo segnavia 3/barrato) |
Da questo punto ci sarà da seguire sempre le indicazione (poche) del sentiero CAI 3/barrato. Per la prima parte del sentiero ci sono anche molti bolli rosa. Traversate il torrente su un piccolo ponte in cemento (15 minuti da Costa, Foto 5) e risalite nel bosco seguendo sempre i bolli colorati; in alcuni tratti il sentiero non è evidente ma la presenza dei bolli è costante, e con un po’ di attenzione la traccia non si perde.
Dopo 50 minuti dall’inizio del sentiero a Costa arrivate ad un bivio con una grossa scritta che indica la direzione verso Alpe Rozza (Foto 6: non seguite quel sentiero verso sinistra ma tenete la destra rimanendo leggermente più in basso: a breve ricompariranno i cartellini metallici del sentiero 3/barrato ma non ci saranno più i bolli colorati. La segnaletica non è mai troppo frequente (attenzione!) ma la presenza dei cartelli CAI è sempre presente.
![]() |
| Foto 5 - Il ponte di cemento sul torrente |
![]() |
| Foto 6 - Le indicazioni per Alpe Rozzo, da non seguire |
Proseguite lungo il sentiero, prima nel bosco, poi su mulattiera più ampia fino ad arrivare, in circa 30 minuti, ai prati di Malè ed al santuario della Madonna della Salute (Foto 7).
![]() |
| Foto 7 - L’area picnic ai piedi del santuario della Madonna della Salute |
Tappa 2: Malè (Madonna della Salute) > S.Amate
Tempo di percorrenza: 4 ore
Dislivello: 700m in salita, 200 in discesa.
Note: Lunga e piacevole camminata tra boschi ed alpeggi. La scelta di fare una tappa un po’ lunga permette di sfruttare al meglio le giornate a disposizione. Da qui in poi le indicazioni sono ben evidenti e la segnaletica nuova e curata.
Dall’area picnic di Malè ci si incammina verso l’alpe Logone per un sentiero per i primi brevissimi tratti non eccessivamente evidente (dall’altra parte della strada rispetto all’area picnic, Foto 8) ma con frequenti bolli rosso/bianco/rosso.
![]() |
| Foto 8 - L’inizio non troppo evidente del sentiero per l’Alpe Logone |
![]() |
| Foto 9 - La sagoma rocciosa del monte Grona |
Mantenendo di fronte la sagoma rocciosa ed acuminata del monte Grona (Foto 9) si scende in pochi minuti all’Alpe Logone (1184m). Da qui, una palina indicatrice segnala due possibili percorsi per giungere all’alpe Erba. Seguire il cartello che indica Alpe Erba, Alpe Leveja, Alpe Pisanera. Questo sentiero rimane più alto nel bosco sempre su sentiero rispetto all’altro che scende leggermente e poi risale percorrendo tratti di mulattiera. Durante il percorso è possibile intravedere sulla cresta contro il cielo la cappellina di S.Amate, meta della tappa (Foto 10).
![]() |
| Foto 10 - Si intravede la sagoma della cappellina di S.Amate |
In un ora si arriva all’ampia Alpe Erba dove si trova una piccola area picnic con spazio per il fuoco ed un pannello informativo (Foto 11). Si prosegue lungo una mulattiera seguendo le indicazioni per l’Alpe Leveja (1317m, Foto 12) che si raggiunge in circa 40 minuti da dove in 5 minuti si raggiungono i ruderi dell’alpe Pisanera.
![]() |
| Foto 11 - Alpe Erba, area picnic |
![]() |
| Foto 12 - Alpe Leveja (1317m) |
![]() |
| Foto 13 - Alpe Nesdale (1612m) |
![]() |
| Foto 14 - Ultimo tratto di cammino (30min) dall’alpe Nesdale a S.Amate (evidenziato) |
![]() |
| Foto 15 - S.Amate (1623m) |
Escursione: S.Amate > Monte Bregagno > S.Amate
Tempo di percorrenza: 2 ore per la salita, 1 ora 30 min per la discesa.
Dislivello: 650m in salita, 650m in discesa.
Note: può essere bello e molto suggestivo raggiungere la cima del Bregagno all’alba o al tramonto: si può infatti vedere bene il Monte Rosa, le montagne della Val Codera/val Masino, il Bernina, il monte Legnone, le Grigne, i Corni di Canzo…
Dalla chiesetta di S.Amate (1623m) si sale per prati e balze erbose in direzione nord, lungo l’ampio crestone del monte Bregagno. La salita è costante, a tratti un po’ ripida ma senza alcuna difficoltà. Si raggiunge in circa un’ora la cima del monte Bregagnino (1905m) dove è presente un grande ometto di pietre.
Si scende brevemente per una cinquantina di metri e si prosegue sempre in direzione nord verso l’evidentissima ed arrotondata cima del monte Bregagno. Si raggiunge la cima (2107m) in due ore dalla partenza, da lì è possibile ammirare il panorama verso le montagne circostanti ed il lago di Como.
Il ritorno a S.Amate avviene per lo stesso percorso della salita.
Tappa 3: S.Amate > Alpe Rescascia > Rifugio La Canua
Tempo di percorrenza: 1 ora
Dislivello: 150m in salita, 250m in discesa.
Da S.Amate si scende verso il lago seguendo le indicazione per l’alpe Rescascia, giunti alla quale (30min) si prende il sentiero che sale verso il rifugio La Canua (indicazioni) sito poco prima dell’alpe Sumèro (altri 30min, 1 ora complessiva).
Tappa 4: Rifugio La Canua > San Domenico > San Bernardo
Dal Rifugio La Canua si prosegue verso l’Alpe Sumero poco distante (alcune baite, alcune un po’ diroccate) traversando il piccolo ruscello che separa il rifugio dall’alpe. Si scende verso destra per il prato a valle dell’alpe raggiungendo in pochi minuti un piccolo ruscello con alcune opere di canalizzazione. Si traversa su un ponte il ruscelletto e si scende quindi un brevissimo tratto alla destra del torrente, proseguendo poi in costa. All’altezza di una piccola costruzione dell’acquedotto non si scende a sinistra su una evidente traccia, ma si prosegue dritto e poi a destra seguendo i segnavia rosso-bianco-rosso. Il sentiero dopo un primo tratto verso sud-est tende decisamente verso est, scendendo per la massima pendenza con brevi tornanti fino a giungere nei pressi dell’alpe Piazzucco (30min). Raggiungere liberamente il centro delle baite dove è presente una fontana ed i segnavia dell’Alta Via del Lario (sentiero 3, foto). La chiesetta di San Domenico si trova un paio di minuti immediatamente a valle delle baite, dalla quale è possibile ammirare un buon panorama di Colico e del lago di Como.
Dalla chiesetta di S. Domenico, da cui si raggiunge rapidamente la sovrastante località Piazzucco. Attraversata con qualche difficoltà l’aspra e sassosa Val Quaradella, si raggiunge la bella pineta che ospita i Monti di Naro (1190m, 50 minuti). Dalla fontana posta tra le baite ci si avvia verso il tracciato che prima risale una conca erbosa, poi prosegue in costa, offrendo una ampia vista fino all’alpe n’Alcim (1200m). Poco dopo si arriva alla quota più alta di questo tratto 1250 m, nei pressi della Val Grande. Da qui il sentiero scende gradualmente e tenendosi sulla destra oltrepassando le località di Adacca e Sciresö, per prati si segue la linea della teleferica fino a Brecchio e si arriva infine alle cascine più alte di Labbio (1020m, ore 1,50) dove si trova l’omonimo agriturismo. Lasciato Labbio si segue un marcato sentiero fino alla sella di San Bernardo (1105m) raggiunta in 20 minuti, di fronte al Sasso di Musso. La bocchetta sovrastata dalla omonima chiesetta apre l’orizzonte sulla vallata dell’Albano.
Tappa 5: San Bernardo > Piazze > (Dongo)
Tempo di percorrenza: 2 ore 30 fino a Dongo
Dislivello: 50 in salita, 1000 in discesa.
Dalla chiesa si scende per i prati sul versante opposto al lago. L’ambiente è selvaggio e ricco di attrattive naturali e paesaggistiche, la vegetazione è rappresentata da arbusti e da rado pascolo. La discesa nella valle dell’Albano si svolge attraverso ripidi prati e frequenti vallette sul versante nord del Monte Bregagno e, con un sentiero non sempre evidente, porta al grosso agglomerato di Piazze (800m, 35 min, Fotografia 16).
Si traversa il paese passando tra le case (molte delle quali in rovina) fino a giungere alla cararreccia sterrata (nei pressi c’è la cappellina della Fotografia 16).
![]() |
| Foto 16 - Cappellina nei pressi dell’abitato di Piazze |
Si segue la strada sempre in discesa e tenendo generalmente la destra nei bivi, si svolta un tornante a destra e dopo una brusca curva a sinistra tra i castagni, si imbocca una traccia sulla destra (sempre larga e percorribile da una macchina, Fotografia 17).
![]() |
| Fotografia 17 - Strada poco prima del bivio a destra (si intravede nel prato la traccia) |
Il sentiero si inoltra nel bosco fino a delle opere idrauliche che si sorpassano su un ponte.
![]() |
| Foto 18 - Opere idrauliche, poche decine di metri dopo il bivio |
Da qui il sentiero si fa più stretto sempre nel bosco di castagni, più o meno in piano fino a giungere alla frazione di Costa che si traversa passando tra le case. Il sentiero prosegue poi dopo la fontana del paese, stretto ed in leggera discesa per arrivare in breve all'abitato di Tegano.
Lo si attraversa nuovamente senza percorso obbligato e si trova la strada sterrata che porta fino a Dongo. Da qui ricominciano i segni rosso-bianco-rosso che ci accompagneranno fino a Dongo. La strada rimane sempre prevalentemente sterrata, con qualche tratto cementato fino a poco prima dell’abitato di Dongo.
Informazioni logistiche
Punti di appoggio
Malè (1201m): Area picnic nei pressi del santuario della Madonna della Salute. Tavoli e griglie, spazio per tende. Acqua sul posto e a fianco della chiesa.Alpe Nesdale: Alpeggio con pascoli intorno. Possibilità di bivacco (servizi e cucina) e spazio per tende. Contatti per ‘Baita Nesdale’ (10 posti letto, servizi, cucina, prezzo €10 a persona): uffici comunali di Plesio 034437065, oppure Andrea 3284666998 oppure Massimo 3397278930. Prenotare almeno 5 giorni prima.
San Amate(1623m): Piccola cappella con portico. Spazio per tende in abbondanza. Fontana nelle immediate vicinanze. Può essere il punto di partenza per le escursioni al monte Bregagno e/o al monte Grona.
Molto panoramico, possibile che sia ventoso, essendo in cresta.
Rifugio La Canua (1520m): Rifugio dell’Organizzazione Mato Grosso, sito nei pressi dell’alpe Sumèro. Rifugio in muratura, acqua, spazio per tende. Contatti: 3358097897, info@rifugiocanua.it
San Domenico (1140m): Chiesetta con spazi nei pressi. Gli spazi all’intorno ci sono ma non è chiaro se siano spazi demaniali oppure privati. Acqua al centro del gruppo di baite (5min)
San Bernardo (1105m): Chiesetta con spazi nei pressi. Chiesetta con piccolo portico. Ampi spazi per tende (buona parte in piano. Acqua e due tavoli picnic nei pressi.Panoramico.
http://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=2097
Mezzi pubblici
Esistono autobus Como-Menaggio (linea C10 Como-Menaggio-Colico) e Menaggio-San Bartolomeo (linea C14 Menaggio-Porlezza-Cavargna).Riferimenti compagnia: http://www.asfautolinee.it/lineeeorari/orariolineeinpdf/extraurbanalago.aspx.
Cartografia
- Carta nazionale svizzera, 1:25000 (accessibile online): disegno molto preciso ma numerazione sentieri non indicata
- Charta Itinerum, 1:50000 (foglio 3, scaricabile): disegno accettabile, numerazione sentieri indicata, pochi toponimi. Utile per capire i tracciati dei sentieri, inutile sul campo.
- Kompass, Lago di Como – Lago di Lugano, 1:50000 inutile ed approssimativa
Download
Le Rotte GPS delle varie tappe (download file zip con tutte le rotte):- Tappa 1: San Bartolomeo > Malè
- Tappa 2: Malè > Sant'Amate
- Escursione: Sant'Amate > Monte Bregagno
- Tappa 3: Sant'Amate > Rif. La Canua
- Tappa 4: Rif. La Canua > San Domenico > San Bernardo
- Tappa 5: San Bernardo > Dongo
mercoledì 9 aprile 2014
Now!
Che ore sono in Cina? e negli USA?
Ecco un bello strumento rilasciato dal buon XKCD:
lunedì 7 aprile 2014
Lac de Vercoche
mercoledì 2 aprile 2014
Cima di Valtendra
Facendo un po' di ordine nel blog, ormai "impolverato" da un po' di tempo ho ritrovato un post abbandonato relativo ad un gita fatta in settembre. Non ho tempo di completarlo, ma mi limito a pubblicare qualche foto.
La meta era la Cima di Valtendra, da San Domenico. Una gran bella (e lunga) gita, di grande soddifazione e con ampi panorami.
Una relazione la si può trovare qui: http://www.gulliver.it/itinerario/59227/
| Pascoli nei pressi di Pian Sass Mor |
| Sulle pietraie nei pressi della cima |
| Sulla via del ritorno... |
lunedì 3 febbraio 2014
Tutto intorno a te
Riporto un bell'articolo apparso sulla rivista dell'AGESCI, Proposta Educativa. Il link all'articolo originale è questo: http://www.agesci.org/propostaeducativa/news.php?readmore=158
Il motivo per il quale siamo infelici? Forse perché cerchiamo la felicità nel posto sbagliato.Innanzitutto confondiamo l’essere felici con un generico stare bene. Stare bene (espressione ambigua e fuorviante) vuol dire che nessuno mi rompe le scatole, che ho il mio momento di pace (mio sacrosanto diritto!), che fra un po’ cominciano le ferie, che i bambini finalmente dormono. Tranquillità, quiete. Posso fare quello che voglio. Mi siedo, mi accendo una sigaretta, mi verso una birra: sto bene. Mi godo il panorama, fantastico tramonto, il vento mi accarezza i capelli… mi guardo un bel film, ascolto musica: oh, come sto bene. L’altro giorno una persona alla quale voglio bene mi dice che ogni tanto, per “stare bene”, si fuma uno spinello. Un’altra, che studia duramente tutta la settimana, il sabato sera deve eccedere con l’alcol. Così sta bene. I suoi occhi hanno un riflesso che esprime del vuoto. Facciamo tante cose, per stare bene. In fin dei conti però tutte queste cose ci danno solo un’emozione che dura poco, pochissimo. Oppure addirittura, ecco il paradosso, per stare bene facciamo cose che ci fanno stare male. C’è qualcosa in noi che ci allontana dalla vita.
Dove sta dunque l’errore? In una errata percezione della realtà? Questo modo di cercare la felicità (nel senso dello stare bene) ha due premesse fasulle. La prima è che l’individuo esista a prescindere dagli altri. La seconda è che ciò che conta è solo il presente (meglio: l’attimo presente).
La prima premessa è falsa. Tutti noi esistiamo solamente in relazione agli altri. Sono altri che ci hanno messo al mondo, altri che ci hanno fatto e ci fanno crescere, altri che ci permettono di vivere, altri per i quali viviamo. Fisicamente né spiritualmente esiste un “io” indipendente da un “tu” e da un “noi”. Se qualcuno possiede la prova contraria, me la presenti.Aggiungo che la concezione cristiana di Dio esclude persino che Dio stesso possa esistere “da solo”. Tanto è vero che lo si descrive come una comunità (la Trinità) nella quale l’unità è data dalla relazione di tre persone che ci sono l’una per l’altra. Il Dio-solo non esiste. Se c’è, è un Dio-comunità-di-amore e (di conseguenza) un Dio-con-noi.La seconda premessa è altrettanto irreale. L’attimo presente è del tutto inafferrabile. È un punto. Nel momento in cui lo penso, è già passato. Ancorare la propria vita (anche affettiva) all’attimo presente significa costruirla sul nulla. Se il presente ha le dimensioni di un punto, è inconsistente. Esistono molto di più il passato e il futuro. Diciamo pure che la dimensione dell’essere, alla quale siamo chiamati, si articola in un continuum di passato, presente e futuro. La felicità ha a che vedere con questo continuum, con l’eternità (che racchiude ciò che c’è di buono nel nostro passato-presente-futuro), piuttosto che con un attimo presente che, a pensarci bene, è tutto tranne che presente.
Sbagliamo quando abbiamo lo sguardo perennemente rivolto al passato, sbagliamo quando viviamo proiettati solo in un domani che ancora non c’è (e che sarà sempre domani), sbagliamo a cercare di nutrirci di un attimo inafferrabile perché inconsistente. L’oggi, invece, è una cosa diversa. È il luogo della vita e dell’impegno ed è la sintesi di ciò che è stato e ciò che sarà (le due cose ci danno ciò che è). L’oggi, non l’attimo. L’oggi può essere vissuto pienamente solo nell’ottica dell’eternità. Del per sempre.Carpe diem: credo ci sia una radicale differenza tra “vivere il proprio giorno” e “cogliere l’attimo”.Ecco dunque la felicità: non la troveremo in un attimo fuggente e nemmeno in un io ripiegato su se stesso. Entrambe le cose non c’entrano con la vita. La contraddicono. Poter vivere l’attimo e doversi occupare in primo luogo di se stessi sono l’inganno della società dei consumi e dei suoi astuti ideologi. Servono a deresponsabilizzare. A convincerci che nessuno ci chiederà conto e, soprattutto, a non chiedere conto a nessuno. I paraocchi che ci vogliono concentrare lo sguardo sull’attimo presente servono a farci perdere la memoria (la nostra storia che contiene tutto ciò di cui siamo espressione) e ad impedirci di vedere come nel futuro ci siano tutte le conseguenze delle nostre azioni e delle nostre scelte (e non scelte) di oggi.
La felicità nell’attimo fuori dal tempo e nell’io autocentrato non c’è affatto. In questi non-luoghi ci sono solo ingannevoli ed effimere emozioni. La felicità non può essere nella (non)dimensione dell’istante, ma è in quella dell’eternità, del per sempre. Così anche: la felicità “solo mia” non esiste. Esiste invece la felicità condivisa. In fin dei conti: la felicità di tutti e di ciascuno.Ecco perché lo scautismo (e l’educazione in genere) va controcorrente. Per usare un linguaggio R/S: prevede un cammino che, come ogni cammino è fatto di un “da dove” e di un “verso dove” (la strada). Prevede che questo cammino venga percorso “insieme” o comunque in relazione ad altri (la comunità). Prevede che su questo cammino io scopra e cominci a vivere il mio “esserci per gli altri” (la comunità e il servizio), che prenda la mia vita e la “spezzi” in memoria di chi l’ha spezzata per tutti (il servizio che crea comunità/comunione).
Amicizie vere, rapporti di coppia, matrimonio, famiglia, rapporti genitori-figli, scelte di vita comunitaria e di servizio… tutto ciò ha senso se è vissuto nella dimensione della continuità di ciò che è buono (l’eternità) e se mette al centro il tu, anziché l’io. Non c’è vero amore senza libertà. Non c’è vera libertà senza responsabilità. Siamo responsabili della felicità delle persone che la vita ci affida. Nel vivere per alimentare la loro felicità troveremo la nostra. Faremo del bene, saremo nel Bene. E magari staremo bene davvero.Bill
Il motivo per il quale siamo infelici? Forse perché cerchiamo la felicità nel posto sbagliato.Innanzitutto confondiamo l’essere felici con un generico stare bene. Stare bene (espressione ambigua e fuorviante) vuol dire che nessuno mi rompe le scatole, che ho il mio momento di pace (mio sacrosanto diritto!), che fra un po’ cominciano le ferie, che i bambini finalmente dormono. Tranquillità, quiete. Posso fare quello che voglio. Mi siedo, mi accendo una sigaretta, mi verso una birra: sto bene. Mi godo il panorama, fantastico tramonto, il vento mi accarezza i capelli… mi guardo un bel film, ascolto musica: oh, come sto bene. L’altro giorno una persona alla quale voglio bene mi dice che ogni tanto, per “stare bene”, si fuma uno spinello. Un’altra, che studia duramente tutta la settimana, il sabato sera deve eccedere con l’alcol. Così sta bene. I suoi occhi hanno un riflesso che esprime del vuoto. Facciamo tante cose, per stare bene. In fin dei conti però tutte queste cose ci danno solo un’emozione che dura poco, pochissimo. Oppure addirittura, ecco il paradosso, per stare bene facciamo cose che ci fanno stare male. C’è qualcosa in noi che ci allontana dalla vita.
Dove sta dunque l’errore? In una errata percezione della realtà? Questo modo di cercare la felicità (nel senso dello stare bene) ha due premesse fasulle. La prima è che l’individuo esista a prescindere dagli altri. La seconda è che ciò che conta è solo il presente (meglio: l’attimo presente).
La prima premessa è falsa. Tutti noi esistiamo solamente in relazione agli altri. Sono altri che ci hanno messo al mondo, altri che ci hanno fatto e ci fanno crescere, altri che ci permettono di vivere, altri per i quali viviamo. Fisicamente né spiritualmente esiste un “io” indipendente da un “tu” e da un “noi”. Se qualcuno possiede la prova contraria, me la presenti.Aggiungo che la concezione cristiana di Dio esclude persino che Dio stesso possa esistere “da solo”. Tanto è vero che lo si descrive come una comunità (la Trinità) nella quale l’unità è data dalla relazione di tre persone che ci sono l’una per l’altra. Il Dio-solo non esiste. Se c’è, è un Dio-comunità-di-amore e (di conseguenza) un Dio-con-noi.La seconda premessa è altrettanto irreale. L’attimo presente è del tutto inafferrabile. È un punto. Nel momento in cui lo penso, è già passato. Ancorare la propria vita (anche affettiva) all’attimo presente significa costruirla sul nulla. Se il presente ha le dimensioni di un punto, è inconsistente. Esistono molto di più il passato e il futuro. Diciamo pure che la dimensione dell’essere, alla quale siamo chiamati, si articola in un continuum di passato, presente e futuro. La felicità ha a che vedere con questo continuum, con l’eternità (che racchiude ciò che c’è di buono nel nostro passato-presente-futuro), piuttosto che con un attimo presente che, a pensarci bene, è tutto tranne che presente.
Sbagliamo quando abbiamo lo sguardo perennemente rivolto al passato, sbagliamo quando viviamo proiettati solo in un domani che ancora non c’è (e che sarà sempre domani), sbagliamo a cercare di nutrirci di un attimo inafferrabile perché inconsistente. L’oggi, invece, è una cosa diversa. È il luogo della vita e dell’impegno ed è la sintesi di ciò che è stato e ciò che sarà (le due cose ci danno ciò che è). L’oggi, non l’attimo. L’oggi può essere vissuto pienamente solo nell’ottica dell’eternità. Del per sempre.Carpe diem: credo ci sia una radicale differenza tra “vivere il proprio giorno” e “cogliere l’attimo”.Ecco dunque la felicità: non la troveremo in un attimo fuggente e nemmeno in un io ripiegato su se stesso. Entrambe le cose non c’entrano con la vita. La contraddicono. Poter vivere l’attimo e doversi occupare in primo luogo di se stessi sono l’inganno della società dei consumi e dei suoi astuti ideologi. Servono a deresponsabilizzare. A convincerci che nessuno ci chiederà conto e, soprattutto, a non chiedere conto a nessuno. I paraocchi che ci vogliono concentrare lo sguardo sull’attimo presente servono a farci perdere la memoria (la nostra storia che contiene tutto ciò di cui siamo espressione) e ad impedirci di vedere come nel futuro ci siano tutte le conseguenze delle nostre azioni e delle nostre scelte (e non scelte) di oggi.
La felicità nell’attimo fuori dal tempo e nell’io autocentrato non c’è affatto. In questi non-luoghi ci sono solo ingannevoli ed effimere emozioni. La felicità non può essere nella (non)dimensione dell’istante, ma è in quella dell’eternità, del per sempre. Così anche: la felicità “solo mia” non esiste. Esiste invece la felicità condivisa. In fin dei conti: la felicità di tutti e di ciascuno.Ecco perché lo scautismo (e l’educazione in genere) va controcorrente. Per usare un linguaggio R/S: prevede un cammino che, come ogni cammino è fatto di un “da dove” e di un “verso dove” (la strada). Prevede che questo cammino venga percorso “insieme” o comunque in relazione ad altri (la comunità). Prevede che su questo cammino io scopra e cominci a vivere il mio “esserci per gli altri” (la comunità e il servizio), che prenda la mia vita e la “spezzi” in memoria di chi l’ha spezzata per tutti (il servizio che crea comunità/comunione).
Amicizie vere, rapporti di coppia, matrimonio, famiglia, rapporti genitori-figli, scelte di vita comunitaria e di servizio… tutto ciò ha senso se è vissuto nella dimensione della continuità di ciò che è buono (l’eternità) e se mette al centro il tu, anziché l’io. Non c’è vero amore senza libertà. Non c’è vera libertà senza responsabilità. Siamo responsabili della felicità delle persone che la vita ci affida. Nel vivere per alimentare la loro felicità troveremo la nostra. Faremo del bene, saremo nel Bene. E magari staremo bene davvero.Bill
mercoledì 29 gennaio 2014
E' di nuovo route!
I pensieri di oggi non sono da spiegare, sono da cantare.
E questa canzone li rende bene!
viene il tempo in cui ti guardi e i tuoi sogni son caduti
E' il momento di rischiare di decidere da soli
non fermarsi e lottare per non essere abbattuti
Spingerò i miei passi sulla strada
passerò tra i rovi e l'erba alta
la gioia m'ha trovato la pienezza
non starò più seduto ad aspettare
Sulle spalle una mano che si spinge a trattenere
vuol fermare l'avventura ma ritorno a camminare
ho incontrato troppa gente che mi ha dato senza avere
voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare.
vuol fermare l'avventura ma ritorno a camminare
ho incontrato troppa gente che mi ha dato senza avere
voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare.
E' parola come vento tra le porte quella stretta
gli uni gli altri nell'amore non avere che un canto
questo tempo non ha niente da offrire a chi aspetta
prende tutto prende dentro sai fin dove non sai quanto.
gli uni gli altri nell'amore non avere che un canto
questo tempo non ha niente da offrire a chi aspetta
prende tutto prende dentro sai fin dove non sai quanto.
Non è strada di chi parte e già vuole arrivare
non la strada dei sicuri dei sicuri di riuscire
non è fatta per chi è fermo per chi non vuol cambiare
E' la strada di chi parte ed arriva per partire.
non la strada dei sicuri dei sicuri di riuscire
non è fatta per chi è fermo per chi non vuol cambiare
E' la strada di chi parte ed arriva per partire.
lunedì 23 settembre 2013
Gazzirola
Gita per festeggiare il compleanno con una nuova cima. La meta è stata scelta per la vicinanza: sia $io che $D saremmo dovuti rientrare a casa a metà pomeriggio.
Partenza dalla Val Colla, dall'abitato di Borno. Salita per boschi fino al Passo di San Lucio. Dove ammiriamo il panorama e la chiesetta del XIV secolo dedicata a San Lucio di Cavargna.
Dal passo si apprezza già la vista del Monte Rosa e si cominciano ad intravedere altri ghiacciai più a nord.
Il sentiero prosegue verso nord, lungo la cresta di confine. Si vedono ancora resti di filo spinato, probabilmente risalente alla seconda guerra mondiale. La val Cavargna con il passo di San Lucio era infatti uno degli itinerari utilizzati dai partigiani per far espatriare antifascisti, perseguitati, ricercati ed ebrei.
Dal passo di San Lucio la strada è piuttosto lunga per arrivare alla cima. Da lontano si intravede una grande croce, ma non è la cima: la "vera" cima è infatti circa un chilometro più a nord, pochi metri di quota più elevata. La cima è contraddistinta solamente da una palina con i cartelli dei sentieri. Da lì il panorama spazia su gran parte delle alpi occidentali.
Sulla strada del ritorno, che percorriamo seguendo i passi fatti in salita, facciamo l'incontro con una mandria di Yak!
| Passo di San Lucio |
| Monte Rosa |
| Confine Italo-Svizzero |
| Gignone e Grignetta da un'insolita prospettiva |
| Incontri ravvicinati con gli Yak |
lunedì 16 settembre 2013
Monte Rosa, agosto 2004
Nota: ho ritrovato per caso un vecchissimo resoconto di una due giorni al Monte Rosa di quasi 10 anni fa che avevo pubblicato sul newsgroup it.sport.montagna. Lo ripubblico anche sul blog.
Ore 6.30, suona la sveglia, che sonno... forse il materiale avrei dovuto prepararlo prima anziché ieri sera a mezzanotte, ma tant'è... Latte, cacao, biscotti, aspetto l'arrivo di Giovanni e poi via! Dopo alcuni "giri turistici" per il Vercellese (della serie: "ma perché non sono uscito a Romagnano Sesia?!?") siamo ad Alagna.
Senza quasi accorgerci siamo sulla seggiovia che ci porta a Punta Indren. Nel tragitto si può ammirare lo splendido esempio di scempio montano: nel vallone che porta al Col d'Olen adesso c'è un grandioso serpentone di terra spianata a suon di bulldozer... e il vecchio sentiero dov'è finito?
Punta Indren: finalmente si cammina! Lentamente ci avventuriamo sulla traccia che traversa il ghiacciaio d'Indren. E' una bella giornata e fa molto caldo, chissà quanta gente ci sarà nei rifugi del Monte Rosa: penso
che sia molta, vedendo quante persone si dirigono verso la capanna Gnifetti.
Poco dopo però riusciamo a trovare un po' più di tranquillità: infatti abbandoniamo la grande traccia per dirigerci verso la punta Giordani lungo la via normale. La salita è piacevole, il ghiaccio ottimo... se solo non fosse per questo caldo!!! Magari ci fosse un po' di vento...
Punta Giordani, quota 4046. Sono stato accontentato: adesso c'è vento, troppo! Però c'è comunque la soddisfazione di essere in cima. Scambiamo qualche parola con degli altri alpinisti che incontriamo in vetta: loro arrivano dalla Cresta del Soldato e come noi proseguiranno verso la Piramide Vincent. Ammiro anche la statua del Cristo delle Vette al Balmenhorn: è la meta di oggi, da qui sembra vicinissimo!
La cresta verso la Piramide è bella, la scalata è facile ma piuttosto aerea.
In certi punti guardando giù c'è da spaventarsi, mi vengono strani pensieri... mi impongo di non pensarci e di rimanere concentrato. Procediamo a comando alternato facendoci un minimo di sicurezza forse più "psicologica" che altro: entrambi non abbiamo problemi e proseguiamo tranquilli. Comincio a sentire la quota, solo poche ore fa ero 4 km più in basso! Un minimo sforzo fa venire subito il fiatone. E' la prima volta che arrampico a queste altezze e con un panorama simile! Meraviglioso!!!
Di colpo la cresta finisce e ci troviamo su un bel panettone innevato: Piramide Vincent 4215 m! Al di là troneggia la grande mole del Lyskamm e sotto di noi il ghiacciao del Lys su cui si muovono ancora innumerevoli cordate. Piccola sosta e poi via in discesa. Il bivacco è lì sopra, la stanchezza si fa sentire e sembra di essere già arrivati... utima salita... ultimo crepaccio... ultima arrampicata... finalmente arrivati!
La serata è tranquilla siamo in una dozzina di persone ma riesciamo ad organizzarci per mangiare e dormire: c'è il solito bel clima che si riesce a creare tra persone accomunate dalla stessa passione per la montagna. Si
fanno progetti per il giorno seguente. Due simpatici ragazzi insistono per coinvolgerci nel loro itinerario sul Lyskamm per la cresta Sella: noi decliniamo, è sicuramente un bell'itinerario ma non vogliamo strafare,
decidiamo quindi che saliremo alla Capanna Margherita.
Verso le 9 quando siamo tutti a letto cominciano i problemi: arrivano due persone e bisogna far posto anche a loro nonostante il bivacco sia già strapieno. Spiegano anche che c'è un terzo compagno che sta arrivando, per lui è la prima volta oltre i 4000 e fa fatica: alla fine arriverà dopo le 10!!
Mi chiedo però come si fa a lasciare indietro un compagno in difficoltà e mettersi a letto? E se non ce l'avesse fatta?
Dalle due cominciano le partenze: prima quelli che faranno la nord del Lyskamm, poi a seguire tutti gli altri. Noi ci concediamo più riposo (parlare di "sonno" mi sembra un po' troppo...). Quando ci alziamo abbiamo
un filo di mal di testa ma appena usciamo all'aria aperta passa subito. Con calma ci prepariamo e ci facciamo un buon the con i biscotti.
Sono le 5.30 ed è spettacolare ammirare il mare di nubi ai nostri piedi e le cime ancora immerse nell'ombra. Una veloce discesa in corda doppia ci porta nuovamente sul ghiacciaio e si comincia a camminare. In giro ci sono poche cordate, ne vediamo una sulla cresta del Lyskamm, qualcun'altra al colle del Lys, qualcun'altra più indietro sul ghiacciaio.
Man mano che si sale si apre sempre di più il panorama: cerco di dare un nome a tutte le grandi cime che vedo, ma la mie conoscenze non mi danno certezze... Mi sembra di riconoscere il Gran Paradiso e il Bianco da una parte, la Dente Blanche e il Cervino dall'altra. Essere così vicino alle cime dai nomi che hanno sempre suscitato un certo timore reverenziale mi emoziona: Punta Dufour, Nordend, Zumstein... e io sono lì in mezzo!
La salita procede tranquilla, la capanna Margherita è sempre lì che ci guarda, e noi guardiamo con timore l'ultimo tratto del percorso: sembra veramente ripido da quaggiù. Quando ci siamo proprio sotto ne abbiamo la conferma, lo affrontiamo con estrema calma. Voltandoci verso valle vediamo decine e decine di formichine che proseguono in fila dal colle del Lys: sono tutte le cordate che hanno pernottato al Mantova e alla Gnifetti e stanno salendo verso l'ambita meta.
Alle otto siamo in vetta per un po' di meritato riposo... si sta bene, la quota non ci da fastidio, mangiamo un po' e ci godiamo il panorama. Però che strano, arrivare in cima e trovarci un rifugio... sembra quasi di non essere
arrivati in cima. Arrivare su un cocuzzolo deserto, anche se più modesto fa molto più effetto... E' poi da parecchi anni che sogno di arrivare quassù. Ricordo la prima volta che ho visto la capanna Margherita, ero al rifugio Pastore e da lì si vedeva questo puntino brillare al sole: prima o poi ci salirò... ecco adesso ci sono!!
Ammiriamo sotto di noi il ripido pendio valsesiano e stiamo ad osservare una cordata che sta per terminare la Cresta Signal. Poi decidiamo di muoverci. Sta arrivando veramente tanta gente: non mi piace essere a 4554 metri e pigiato come sul metrò milanese!
Sul tratto ripido subito dopo la capanna è un macello le cordate che salgono sono tutte attaccate, salgono una in fila all'altra: per fortuna che noi stiamo scendendo!
La discesa è tranquilla, è ancora presto e la neve non è ancora troppo molle, ne approfittiamo per fare un po' di foto e goderci la splendida giornata. Quando arriviamo alla fine del ghiacciaio di Garstelet ci fermiamo un po' per mangiare: mai bresaola fu più gustata! Ho voglia di fermarmi anche di più, fami una pennichella ma Giovanni insiste, ed ha ragione. Dobbiamo ancora traversare il ghiacciaio d'Indren ormai ridotto ad una poltiglia e poi tornare e casa: nessuno di noi vuole poi trovarsi imbottigliato nel traffico dei vacanzieri.
Quindi ferratina, ghiacciaio, funivia, seggiovia, cabinovia, macchina, casa, doccia e finalmente una tanto agognata birra fresca!!
Ore 6.30, suona la sveglia, che sonno... forse il materiale avrei dovuto prepararlo prima anziché ieri sera a mezzanotte, ma tant'è... Latte, cacao, biscotti, aspetto l'arrivo di Giovanni e poi via! Dopo alcuni "giri turistici" per il Vercellese (della serie: "ma perché non sono uscito a Romagnano Sesia?!?") siamo ad Alagna.
Senza quasi accorgerci siamo sulla seggiovia che ci porta a Punta Indren. Nel tragitto si può ammirare lo splendido esempio di scempio montano: nel vallone che porta al Col d'Olen adesso c'è un grandioso serpentone di terra spianata a suon di bulldozer... e il vecchio sentiero dov'è finito?
Punta Indren: finalmente si cammina! Lentamente ci avventuriamo sulla traccia che traversa il ghiacciaio d'Indren. E' una bella giornata e fa molto caldo, chissà quanta gente ci sarà nei rifugi del Monte Rosa: penso
che sia molta, vedendo quante persone si dirigono verso la capanna Gnifetti.
Poco dopo però riusciamo a trovare un po' più di tranquillità: infatti abbandoniamo la grande traccia per dirigerci verso la punta Giordani lungo la via normale. La salita è piacevole, il ghiaccio ottimo... se solo non fosse per questo caldo!!! Magari ci fosse un po' di vento...
Punta Giordani, quota 4046. Sono stato accontentato: adesso c'è vento, troppo! Però c'è comunque la soddisfazione di essere in cima. Scambiamo qualche parola con degli altri alpinisti che incontriamo in vetta: loro arrivano dalla Cresta del Soldato e come noi proseguiranno verso la Piramide Vincent. Ammiro anche la statua del Cristo delle Vette al Balmenhorn: è la meta di oggi, da qui sembra vicinissimo!
La cresta verso la Piramide è bella, la scalata è facile ma piuttosto aerea.
In certi punti guardando giù c'è da spaventarsi, mi vengono strani pensieri... mi impongo di non pensarci e di rimanere concentrato. Procediamo a comando alternato facendoci un minimo di sicurezza forse più "psicologica" che altro: entrambi non abbiamo problemi e proseguiamo tranquilli. Comincio a sentire la quota, solo poche ore fa ero 4 km più in basso! Un minimo sforzo fa venire subito il fiatone. E' la prima volta che arrampico a queste altezze e con un panorama simile! Meraviglioso!!!
Di colpo la cresta finisce e ci troviamo su un bel panettone innevato: Piramide Vincent 4215 m! Al di là troneggia la grande mole del Lyskamm e sotto di noi il ghiacciao del Lys su cui si muovono ancora innumerevoli cordate. Piccola sosta e poi via in discesa. Il bivacco è lì sopra, la stanchezza si fa sentire e sembra di essere già arrivati... utima salita... ultimo crepaccio... ultima arrampicata... finalmente arrivati!
La serata è tranquilla siamo in una dozzina di persone ma riesciamo ad organizzarci per mangiare e dormire: c'è il solito bel clima che si riesce a creare tra persone accomunate dalla stessa passione per la montagna. Si
fanno progetti per il giorno seguente. Due simpatici ragazzi insistono per coinvolgerci nel loro itinerario sul Lyskamm per la cresta Sella: noi decliniamo, è sicuramente un bell'itinerario ma non vogliamo strafare,
decidiamo quindi che saliremo alla Capanna Margherita.
Verso le 9 quando siamo tutti a letto cominciano i problemi: arrivano due persone e bisogna far posto anche a loro nonostante il bivacco sia già strapieno. Spiegano anche che c'è un terzo compagno che sta arrivando, per lui è la prima volta oltre i 4000 e fa fatica: alla fine arriverà dopo le 10!!
Mi chiedo però come si fa a lasciare indietro un compagno in difficoltà e mettersi a letto? E se non ce l'avesse fatta?
Dalle due cominciano le partenze: prima quelli che faranno la nord del Lyskamm, poi a seguire tutti gli altri. Noi ci concediamo più riposo (parlare di "sonno" mi sembra un po' troppo...). Quando ci alziamo abbiamo
un filo di mal di testa ma appena usciamo all'aria aperta passa subito. Con calma ci prepariamo e ci facciamo un buon the con i biscotti.
Sono le 5.30 ed è spettacolare ammirare il mare di nubi ai nostri piedi e le cime ancora immerse nell'ombra. Una veloce discesa in corda doppia ci porta nuovamente sul ghiacciaio e si comincia a camminare. In giro ci sono poche cordate, ne vediamo una sulla cresta del Lyskamm, qualcun'altra al colle del Lys, qualcun'altra più indietro sul ghiacciaio.
Man mano che si sale si apre sempre di più il panorama: cerco di dare un nome a tutte le grandi cime che vedo, ma la mie conoscenze non mi danno certezze... Mi sembra di riconoscere il Gran Paradiso e il Bianco da una parte, la Dente Blanche e il Cervino dall'altra. Essere così vicino alle cime dai nomi che hanno sempre suscitato un certo timore reverenziale mi emoziona: Punta Dufour, Nordend, Zumstein... e io sono lì in mezzo!
La salita procede tranquilla, la capanna Margherita è sempre lì che ci guarda, e noi guardiamo con timore l'ultimo tratto del percorso: sembra veramente ripido da quaggiù. Quando ci siamo proprio sotto ne abbiamo la conferma, lo affrontiamo con estrema calma. Voltandoci verso valle vediamo decine e decine di formichine che proseguono in fila dal colle del Lys: sono tutte le cordate che hanno pernottato al Mantova e alla Gnifetti e stanno salendo verso l'ambita meta.
Alle otto siamo in vetta per un po' di meritato riposo... si sta bene, la quota non ci da fastidio, mangiamo un po' e ci godiamo il panorama. Però che strano, arrivare in cima e trovarci un rifugio... sembra quasi di non essere
arrivati in cima. Arrivare su un cocuzzolo deserto, anche se più modesto fa molto più effetto... E' poi da parecchi anni che sogno di arrivare quassù. Ricordo la prima volta che ho visto la capanna Margherita, ero al rifugio Pastore e da lì si vedeva questo puntino brillare al sole: prima o poi ci salirò... ecco adesso ci sono!!
Ammiriamo sotto di noi il ripido pendio valsesiano e stiamo ad osservare una cordata che sta per terminare la Cresta Signal. Poi decidiamo di muoverci. Sta arrivando veramente tanta gente: non mi piace essere a 4554 metri e pigiato come sul metrò milanese!
Sul tratto ripido subito dopo la capanna è un macello le cordate che salgono sono tutte attaccate, salgono una in fila all'altra: per fortuna che noi stiamo scendendo!
La discesa è tranquilla, è ancora presto e la neve non è ancora troppo molle, ne approfittiamo per fare un po' di foto e goderci la splendida giornata. Quando arriviamo alla fine del ghiacciaio di Garstelet ci fermiamo un po' per mangiare: mai bresaola fu più gustata! Ho voglia di fermarmi anche di più, fami una pennichella ma Giovanni insiste, ed ha ragione. Dobbiamo ancora traversare il ghiacciaio d'Indren ormai ridotto ad una poltiglia e poi tornare e casa: nessuno di noi vuole poi trovarsi imbottigliato nel traffico dei vacanzieri.
Quindi ferratina, ghiacciaio, funivia, seggiovia, cabinovia, macchina, casa, doccia e finalmente una tanto agognata birra fresca!!
mercoledì 4 settembre 2013
Pizzo Emet
Dopo tanto tempo trovo l'occasione di passare una notte in un rifugio che non sia in alta quota: il rifugio Bertacchi, nei pressi di Madesimo. L'accoglienza è ottima, i gestori gentili, il cibo degno di un gran ristorante. Mi stupisco della poca gente che pernotta, siamo a fine agosto e siamo solo in cinque: oltre a me e a $D ci sono altri tre ragazzi, per i quali il rifugio è già il punto di arrivo.
Per noi invece la meta del giorno successivo è il pizzo Emet, 3208m.
Alla mattina ce la prendiamo comoda, ci sono grandi nuvoloni nella valle e non vogliamo trovarci nella nebbia durante la salita: le relazioni non danno molte indicazioni sull'itinerario di salita se non che c'è da seguire segni ed ometti, ed al momento non sappiamo quanto siano visibili lungo il percorso.
Aspettiamo fino alle 8.15, quando si aprono ampi squarci di azzurro. Ci prepariamo ed in pochi minuti siamo in cammino.
A breve, e poco prima di raggiungere il passo di Niemet, arriviamo al bivio per il Passo Sterla, che prendiamo. I pensieri vanno immediatamente a chi ha tracciato il sentiero: «ma mettere qualche tornante in più proprio no, eh?». Infatti sale brutalmente seguendo la linea della massima pendenza, ed è pure ripido!
In compenso le nuvole si diradano sempre più, la vetta compare tra le nubi e giochi di luci ci incantano.
La traccia prosegue poi su una pietraia che pare non finire più. Per fortuna fa abbastanza freddo e si sale senza (troppa) fatica. Arriviamo alla fatidica quota 2840 indicata sulle carte dove dovremmo abbandonare la traccia per il passo Sterla e puntare verso la cresta meridionale del pizzo Emet. Ci consultiamo, guardiamo le carte, studiamo l'itinerario per bene nel caso dovesse infittirsi la nebbia.
Per noi invece la meta del giorno successivo è il pizzo Emet, 3208m.
Alla mattina ce la prendiamo comoda, ci sono grandi nuvoloni nella valle e non vogliamo trovarci nella nebbia durante la salita: le relazioni non danno molte indicazioni sull'itinerario di salita se non che c'è da seguire segni ed ometti, ed al momento non sappiamo quanto siano visibili lungo il percorso.
Aspettiamo fino alle 8.15, quando si aprono ampi squarci di azzurro. Ci prepariamo ed in pochi minuti siamo in cammino.
| Lago di Emet e Rifugio Bertacchi |
In compenso le nuvole si diradano sempre più, la vetta compare tra le nubi e giochi di luci ci incantano.
| Nebbie durante la salita |
| Cima e cresta |
La traccia raggiunge la cresta per poi spostarsi sul versante orientale, dal lato del lago di Lej. Sale alternando tracce di sentiero con tratti un po' più impegnativi, dove c'è necessità di appoggiare le mani.
Poco prima della vetta un passaggio più impegnativo rappresenta l'ultima difficoltà da superare: non si tratta di una difficoltà tecnica ma piuttosto mentale. Tra due rocce infatti c'è una spaccatura larga meno di un metro ma profonda 4 o 5 e va superata con un passo e due movimenti di arrampicata. Volendo c'è la possibilità di aggrapparsi ad uno spezzone di corda.
Superato quel passo in breve si arriva in vetta...
Superato quel passo in breve si arriva in vetta...
| Croce di vetta |
...da dove ammiriamo il vasto panorama. Ci fermiamo poi a mangiare qualcosa, è ancora presto e non vogliamo ancora scendere.
La discesa avviene per l'itinerario di salita. La temuta pietraia in discesa si percorre quasi volando e senza particolare fatica e in poco più di due ore siamo nuovamente al rifugio! Si poteva fare anche più in fretta, ma sia a me che a $D piace fare tante fotografie...
La discesa dal rifugio all'auto, lasciata a Montespluga è rapida e tranquilla.
Qui la relazione: http://www.gulliver.it/itinerario/46302/
La discesa dal rifugio all'auto, lasciata a Montespluga è rapida e tranquilla.
Qui la relazione: http://www.gulliver.it/itinerario/46302/
venerdì 30 agosto 2013
Grignetta: Canalone Porta
Nota: la gita è stata effettuata a marzo 2013
Finalmente riesco a trovare le condizioni per fare il famoso Canalone Porta in Grignetta. Salita fatta con $L e $F, già compagni di altre salite. Occasione anche per collaudare i nuovi Nepal Extreme, dopo il pensionamento dei gloriosi Nepal Top, dopo due risuolature, diversi 4000 e 15 anni di servizio.
Lasciata la macchina poco oltre il rifugio Soldanella (già SEM/Cavalletti) ci si incammina verso il rifugio Porta e poi verso il Canalone. Neve fin dalla partenza, abbastanza trasformata.
Il canalone alterna tratti di ripide rampe su neve a tratti di facile arrampicata. Degna di nota la paretina di una trentina di metri della foto qui sotto: arrampicata facile e divertente anche con i ramponi, ma piuttosto aerea... la concentrazione è d'obbligo!
Usciti dal canalone vero e proprio, si percorre un tratto in costa verso sinistra prima di salire decisamente verso la cresta. Qui la neve è più inconsistente e si cerca di stare quanto più possibile sulle rocce.
L'ultimo tratto prima della cresta si percorre su un accumulo di neve, guardando intorno non mi sembra di notare punti più sicuri, per cui procedo con attenzione come se stessi camminando sulle uova e con tutti i sensi tesi ad individuare segnali di pericolo. Per fortuna tutto va bene e in poche decine di metri siamo in cresta. Mentre proseguiamo non posso far a meno di pensare al meccanismo delle trappole euristiche (per chi non lo conoscesse, l'articolo è qui: http://www.aineva.it/pubblica/neve66/1_Igor/igor3.html) e mi domando quanto sono andato vicino alla valanga... L'importante è che non mi faccia prendere da frasi del tipo "se non è successo niente vuol dire che non era pericoloso!". Magari era solo una mia impressione o magari no... purtroppo non ho modo di saperlo.
Tutto il tratto in cresta è una bella camminata su neve, con panorami mozzafiato anche se conosciuti.
Gli ultimi tratti per arrivare in cima sono più ripidi: le catene sono quasi sempre fuori dalla neve e dal ghiaccio e sono un valido aiuto per salire gli ultimi metri prima della vetta. La vicinanza della meta non fa calare però l'attenzione: una caduta qui avrebbe delle conseguenze tragiche...
Non resta che godersi il panorama e la splendida giornata mettendo qualcosa sotto i denti e scambiando qualche chiacchiera con i numerosi alpinisti che, da moteplici vie di salita, sono giunti fin quassù.
Ritorno tranquillo per la "solita" e "monotona" cresta Cermenati; la deviazione e la discesa per il canalone Caimi movimentano e concludono degnamente questa splendida giornata!
Finalmente riesco a trovare le condizioni per fare il famoso Canalone Porta in Grignetta. Salita fatta con $L e $F, già compagni di altre salite. Occasione anche per collaudare i nuovi Nepal Extreme, dopo il pensionamento dei gloriosi Nepal Top, dopo due risuolature, diversi 4000 e 15 anni di servizio.
Lasciata la macchina poco oltre il rifugio Soldanella (già SEM/Cavalletti) ci si incammina verso il rifugio Porta e poi verso il Canalone. Neve fin dalla partenza, abbastanza trasformata.
| All'inizio del canalone |
| Arrampicata un po' esposta. |
L'ultimo tratto prima della cresta si percorre su un accumulo di neve, guardando intorno non mi sembra di notare punti più sicuri, per cui procedo con attenzione come se stessi camminando sulle uova e con tutti i sensi tesi ad individuare segnali di pericolo. Per fortuna tutto va bene e in poche decine di metri siamo in cresta. Mentre proseguiamo non posso far a meno di pensare al meccanismo delle trappole euristiche (per chi non lo conoscesse, l'articolo è qui: http://www.aineva.it/pubblica/neve66/1_Igor/igor3.html) e mi domando quanto sono andato vicino alla valanga... L'importante è che non mi faccia prendere da frasi del tipo "se non è successo niente vuol dire che non era pericoloso!". Magari era solo una mia impressione o magari no... purtroppo non ho modo di saperlo.
![]() |
| Traccia di salita, fotografata al ritorno. In blu tracce lasciate da altri alpinisti |
| La cresta fino alla vetta della Grignetta |
| La cima, con il bivacco Ferrario |
| Si comincia a scendere... |
Report Cime
Pubblicati gli elenchi delle cime (e di qualche gita) degli ultimi 3 anni:
Appena riesco procedo a ritroso con gli anni precedenti.
Appena riesco procedo a ritroso con gli anni precedenti.
martedì 13 agosto 2013
Ciao Aldo!
In ricordo di Aldo Bergamini
+10 agosto 2013, Cresta Rey, Monte Rosa
Ciao Aldo, in tua compagnia ho scalato il mio primo 4000, il Gran Paradiso, nel lontano 2002. Con te ho anche salito il mio primo 4000 con gli sci, l'Allalinhorn.
Non ci si sentiva, ma ogni tanto capitava di riuscire a fare qualche gita insieme. Ed ogni gita scelta da te è sempre stata una garanzia di grandi soddisfazioni.Mi piaceva come andavi in montagna: senza arroganza, con tranquillità. Nonostante raccontassi ogni volta di gite e di imprese, lo facevi con discrezione non per vantarti ma per condividere belle esperienze. Apprezzavo anche la prudenza, nelle gite fatte insieme non ti ho visto mai osare: le montagne restano lì, ci si può sempre ritornare.
Mi aveva colpito anche una tua particolare abitudine, una volta arivato su una cima, dopo aver guardatoil panorama fatto qualche foto di rito, ti raccoglievi un momento in ammirazione sulle note di Nada te turbe diffuse dall'altoparlante del telefono.
Nada te turbe, nada te espante
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante
sólo Dios basta.
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante
sólo Dios basta.
Davvero la cima di un monte, raggiunta con fatica, è davver un luogo mistico: lì, vedendo le altre cime e le valli tutt'intorno si può davvero ammirare la bellezza del creato! E solo chi lo ha provato, almeno una volta, può davvero capirlo.
| La punta Dufour (4634m) vista dalla punta Zumstein (4563m). A destra, leggermente in secondo piano, la Nordend (4609m) |
Ma tu sapevi, come so io e come sa qualunque alpinista, che a volte la Montagna può essere traditrice: una roccia che si spacca, un sasso che cade, un velo di ghiaccio...
Ora avrai tutte le montagne del cielo da scalare, e le prossime volte che sarò su una qualche montagna saprò di non essere solo! Ciao Aldo.
Il post del fratello su Gulliver: https://www.gulliver.it/itinerari/dufour-punta-cresta-rey/2013/08/10/58750/
Le gite di Aldo (Abe): http://www.gulliver.it/glog/abe/
I '4000' saliti da Aldo: http://www.club4000.it/db_membri/elenco_vette.php?id_socio=303&lang=it
Relazione della gita, compiuta da altri il giorno seguente: http://www.on-ice.it/onice/viewtopic.php?t=16180
martedì 5 marzo 2013
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
Scrivere 1024 volte:
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
...
Ecco! Davvero dovrei farlo!
Oggi ho appena aggiunto un 'Perla' alla già lunga lista delle vaccate lavorative. Dice il proverbio «chi non fa, non falla!», però ogni volta che capita, le balle girano lo stesso...
In pratica questo pomeriggio stavo lavorando con lo strumento di sincronizzazione dedicato al servizio cloud di $Ufficio365. Uno strumento per popolare la directory remota recuperando gli utenti ed i gruppi locali. Beh, fin qui nulla di particolare, direi banale!
Ad un certo punto sorge la necessità, non sto qui a spiegare il perché, di evitare che un utente, un singolo utente non venga sincronizzato sul cloud. Banale. clickety-click-new filter-condition-finish Ecco, fatto! Lancio la sincronizzazione... synchronizing objects 100... 300... 750... 1320... 1923.. finish. Bene! Tutto a posto!
«Non accedo alla posta»
«Mi da credenziali errate!»
«Abbiamo problemi con la posta?»
DRIIIN «Scusa ma...»
mmmm... click-clok-clickety... accedi console... users... ahhhhhh... total users = 1... doh!
Controllatina al filtro, configurato perfettamente, tranne che ho impostato il filtro con una condizione di 'Not Equal' anziché 'Equal'... Risultato: anziché filtrare un utente su 2000 ne ho filtrati 1999 lasciandone uno solo! DOH!
Per fortuna il santo protettore dei sistemisti, Babbo Natale e Cthulhu messi insieme hanno guardato giù e rieseguendo una sincronizzazione (con il filtro corretto) tutti gli utenti sono stati ripristinati come per magilla!
Però ammetto di avere passato un brutto quarto d'ora, soprattutto durante l'attesa...
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
'Equal' è diverso da 'Not Equal'
...
Ecco! Davvero dovrei farlo!
Oggi ho appena aggiunto un 'Perla' alla già lunga lista delle vaccate lavorative. Dice il proverbio «chi non fa, non falla!», però ogni volta che capita, le balle girano lo stesso...
In pratica questo pomeriggio stavo lavorando con lo strumento di sincronizzazione dedicato al servizio cloud di $Ufficio365. Uno strumento per popolare la directory remota recuperando gli utenti ed i gruppi locali. Beh, fin qui nulla di particolare, direi banale!
Ad un certo punto sorge la necessità, non sto qui a spiegare il perché, di evitare che un utente, un singolo utente non venga sincronizzato sul cloud. Banale. clickety-click-new filter-condition-finish Ecco, fatto! Lancio la sincronizzazione... synchronizing objects 100... 300... 750... 1320... 1923.. finish. Bene! Tutto a posto!
«Non accedo alla posta»
«Mi da credenziali errate!»
«Abbiamo problemi con la posta?»
DRIIIN «Scusa ma...»
mmmm... click-clok-clickety... accedi console... users... ahhhhhh... total users = 1... doh!
Controllatina al filtro, configurato perfettamente, tranne che ho impostato il filtro con una condizione di 'Not Equal' anziché 'Equal'... Risultato: anziché filtrare un utente su 2000 ne ho filtrati 1999 lasciandone uno solo! DOH!
Per fortuna il santo protettore dei sistemisti, Babbo Natale e Cthulhu messi insieme hanno guardato giù e rieseguendo una sincronizzazione (con il filtro corretto) tutti gli utenti sono stati ripristinati come per magilla!
Però ammetto di avere passato un brutto quarto d'ora, soprattutto durante l'attesa...
mercoledì 30 gennaio 2013
Iscriviti a:
Post (Atom)




















